Giacomo Puccini nacque a Lucca il 22 dicembre 1858 da una famiglia di musicisti. Rimasto orfano di padre ad appena 8 anni, intraprese gli studi musicali, dopo quelli classici, nel 1874 all’istituto musicale «Pacini» di Lucca. Viste le doti non comuni dimostrate, Puccini fu poi mandato nel 1880 a perfezionarsi al Conservatorio di Milano, capitale dello spettacolo nell’Italia d’allora, grazie ad una piccola borsa di studio concessagli dalla regina Margherita.
Appena diplomatosi compose l’opera Le Villi, che fu rappresentata con successo al teatro Dal Verme, tanto che l’editore Giulio Ricordi (che diventò poi suo amico e consigliere) ne acquistò i diritti e gliene commissionò un’altra (Edgar).
Il successo e la fama arrivarono però solo nel 1893 con Manon Lescaut, opera dalla ricca invenzione melodica e dal forte teatralità e drammaturgia, caratteristiche che avrebbero poi distinto la successiva produzione pucciniana.
Dal 1891 si stabilì a Torre del Lago (Viareggio), prima in una vecchia casa affittata, poi nella villa che andò ad abitare nel 1900. Qui furono composte le sue opere di maggior successo ed iniziò a collaborare con Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, i librettisti che interpretarono con maggior finezza la sua sensibilità.
Nel 1896 “La Bohème”, opera di taglio verista, con personaggi tratti dalla realtà quotidiana, lontani dall’eroismo, fu presentata al Teatro Regio di Torino con la direzione d’Arturo Toscanini ed aprì a Puccini la strada per la notorietà in Europa.
Nel 1900, con “Tosca”, il compositore sperimentò il dramma verista a tinte fosche, con scene violente e ritmo sostenuto, mentre nel 1904 con “Madama Butterfly” – ancora su libretto di Giuseppe Giacosa – tornò al personaggio della fanciulla innamorata ed infelice, destinata ad una triste sorte per la propria ingenuità, nell’ambientazione esotica del Giappone. La prima scaligera fu fischiata, ma la successiva rappresentazione a Brescia segnò il trionfo del compositore.
Con “La fanciulla del West”, rappresentata a New York nel 1910, la cui ambientazione americana determinò la scelta di ritmi sperimentali, Puccini raggiunse l’apice della propria fama internazionale. Seguirono l’operetta “La rondine” e gli atti unici “Il tabarro”, “Suor Angelica”, “Gianni Schicchi”, raccolti sotto il titolo di “Trittico” nel 1918.
Negli ultimi anni di vita, il compositore si dedicò alla “Turandot”, rimasta incompiuta per la morte sopraggiunta nel mattino del 29 novembre 1924 a causa di un tumore alla gola, e, in seguito, terminata da Franco Alfano sulla base degli appunti di Puccini. La prima rappresentazione dell’opera d’ambientazione cinese tratta dall’omonima fiaba di Carlo Gozzi, che segnava il rinnovamento del linguaggio pucciniano, ebbe luogo a Milano nel 1926.
LA MUSICA
Giacomo Puccini concluse il felice periodo del melodramma all’italiana, che, attraverso i grandi compositori dell’ottocento ( Rossigni, Bellini, Donizetti, Verdi,ecc.) aveva stretto forti legmi con il pubblico, dando voce agli ideali e al gusto del popolo. Il compositore toscano cantò lo spirito tardo-romantico e il clima morbido dell’età umbertina e degli albori del XX secolo, che non guardava più ai grandi personaggi, agli eroi, ma si soffermava alle piccole cose, al quotidiano, al particolare.
Nel suo teatro il tema tipico del melodramma “amore-morte”, è riferito a personaggi tratti dalla gente comune, in particolare quelli femminili (Manon, Mimì e Musetta, Tosca, Cio-Cio San, Minnie, Giorgetta,suor Angelica, Turandot e Liù). Le sue opere, numericamente poche, sono ciascuna frutto di una meditata ricerca. In particolare del Canto gregoriano per Tosca, di temi orientali per Tourandot. Studiò inoltre le partiture di Debusy, Stravinskij e Schoenberg, in un Italia ancora pochissimo aggiornata sulle cose musicali d’oltralpe.
Giacomo Puccini fece peraltro parte di quella generazione di musicisti nati nel decennio 1857-67 (Leoncavallo, Mascagni, Cilea e Giordano) che si impose nel quarto di secolo che precedette la prima guerra mondiale e che venne chiamata prima verista e poi “Giovane scuola”. La loro musica aveva in effetti molti tratti comuni al verismo letterario italiano (figlio del realismo francese di Balzac e del naturalismo di Zola): poche descrizioni e abbondanza di dialoghi parlati, sempre in relazione ai diversi registri linguistici dei personaggi rappresentati, incluse le forma dialettali e le locuzioni gergali. Ma anche e soprattutto i temi trattati facevano di un’opera un opera verista: il mondo dei poveri, la vita e i problemi quotidiani, oltre al dramma storico e l’esotismo. Altro elemento comune della produzione musicali di questi musicisti fu lo stile di canto, dalla voce spiegata con frequenti incursioni nel registro acuto, quasi sottolineare le inquietudini e i turbamenti dei protagonisti.
LE OPERE
Le Villi, opera-ballo in un atto e due quadri. Libretto di Ferdinando Fontana da Alphonse Karr (Le Wilis,1852). Milano, Teatro Dal Verme, 31 maggio 1884.
Edgar, dramma lirico in quattro atti. Libretto di Ferdinando Fontana, da Alfred De Musset (La coupe et les lèvres, 1832). Milano, Teatro alla Scala, 21 aprile 1889.
Manon Lescaut, dramma lirico in quattro atti. Libretto anonimo, a cui collaborarono (in ordine cronologico) Ruggero Leoncavallo, Marco Praga, Domenico Oliva, Luigi Illica, Giacomo Puccini, Giulio Ricordi, da Antoine-François Prévost (Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut, 1731). Torino, Teatro Regio, 1° febbraio 1893.
La bohème, scene in quattro quadri. Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, da Henri Murger (La Vie de Bohème, in coll. con Théodore Barrière, 1849; Scènes de la Vie de Bohème, 1851). Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896.
Tosca, melodramma in tre atti. Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, da Victorien Sardou (La Tosca, 1887). Roma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900.
Madama Butterfly, tragedia giapponese in due atti. Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, da David Belasco (Madame Butterfly, 1900), e da John Luther Long (Madam Butterfly, 1898) e, per qualche spunto, da Pierre Loti (Madame Chrysanthème, 1887). Milano, Teatro alla Scala, 17 febbraio 1904.
La fanciulla del West, opera in tre atti. Libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini, da David Belasco (The Girl of the Golden West, 1905). New York, Metropolitan Theatre, 10 dicembre 1910.
La rondine, commedia lirica in tre atti. Libretto di Giuseppe Adami, da uno scenario di Alfred Maria Willner e Heinz Reichert. Monte Carlo, Théâtre de l’Opéra, 27 marzo 1917.
Il trittico. New York, Metropolitan Theater, 14 dicembre 1918.
Il Tabarro, opera in un atto. Libretto di Giuseppe Adami, da Didier Gold (La Houppelande, 1910).
Suor Angelica, opera in un atto. Libretto di Giovacchino Forzano.
Gianni Schicchi, opera in un atto. Libretto di Giovacchino Forzano, dal Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo XIV (1866) e da Inferno, XXX, vv. 31-33, 40-45.
Turandot, dramma lirico in tre atti. Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, da Carlo Gozzi (Turandotte, 1762). Milano, Teatro alla Scala, 25 aprile 1926.